venerdì 19 dicembre 2008

Anteprima nuove analisi sui filamenti autunnali

Qualche post fa avevo già trattato dei filamenti prodotti dai ragni migratori durante il periodo autunnale. In seguito ad un campionamento di una cospicua quantità di materiale, avvenuto l'8 Novembre 2008, ho iniziato ad organizzarmi per eseguire nuove analisi. Abbiamo già parlato del test di Loewe: si tratta, in effetti, di un test piuttosto grezzo (anche se specifico per le proteine) il quale permette immergendo la sostanza all'interno della soluzione di identificarne immediatamente l'origine proteica o meno. Tutti i filamenti analizzati immersi nel reattivo di Loewe per qualche minuto si sono colorati di viola (colore confermato anche durante analisi microscopiche) indice della composizione proteica del materiale. Questa analisi ha comunque alcuni punti deboli ad esempio il reattivo è di colore blu (colore del solfato di rame) molto intenso e perde rapidamente di efficacia. Questi inconvenienti rendono difficile persino il semplice recupero del filamento immerso se non si prendono le dovute precauzioni. Un altro punto debole sta nel fatto che il colore (viola) viene percepito "ad occhio", certamente siamo tutti d'accordo che salvo grossi problemi di vista il colore viola è facilmente distinguibile dal colore blu, ma un po' di precisione e rigore anche su questi aspetti "scontati" credo sia apprezzabile. Ho quindi cercato di creare un nuovo protocollo di analisi per ovviare a tutti questi problemi. Prima di entrare nel dettaglio però mi permetto di fare una piccola digressione:
dopo aver pubblicato i risultati delle prime analisi l'utente Tursiops ha partecipato ad una breve, ma costruttiva (almeno così credevo) discussione sui vari metodi di analisi. Purtroppo, ad oggi, nessuna delle analisi da me suggerite sembra esser stata eseguita, in compenso dopo essermi offerto di collaborare con Tursiops sia analizzando con metodi chimici rigorosi i suoi filamenti, sia portando io i miei filamenti da lui per ripetere le analisi, ho ottenuto una completa censura dei commenti dal suo blog (usanza ormai diventata molto diffusa) e la seguente risposta:

"Rispondo qui a Simone: spero che tu possa capire il mio comportamento. Lo faccio per correttezza nei miei confronti. io non ho i mezzi per analizzare questi filamenti, lavoro in un laboratorio di ricerca e non ho un laboratorio mio. Ho solo fatto, nel tempo libero, delle semplice analisi al microscopio. Io non so nulla di questi filamenti e per ora non ho trovato articoli in merito se non ipotesi, come le mie del resto. Siccome quindi non posso rispondere appieno alle tue giuste richieste, ho salvato i tuoi commenti (in moderazione, non sono stati eliminati) in attesa di avere io per primo maggiori chiarimenti.
Questa è una mia scelta, sto seguendo una mia linea di ricerca e ad ogni modo prendo atto dei tuoi suggerimenti. In attesa di chiarimenti ti saluto cordialmente."

Al di la della "correttezza nei suoi confronti" (qualunque cosa significhi), ammette di non essere in grado di fare le analisi, di non essere competente in materia, di aver fatto analisi "nel tempo libero". Sarò io che sono strano, ma se fossi nelle sue condizioni e trovassi uno che ha già analizzato quei filamenti, ha già fatto le ricerche bibliografiche e ha i mezzi per condurre praticamente qualunque analisi...beh...io sarei al settimo cielo...lui invece siccome non sa quello che sta facendo non pubblica i miei commenti (a me sfugge la logica dietro questo comportamento) e poi aggiunge che lui ha una sua linea di ricerca (ma come prima ha ammesso di non avere nemmeno un laboratorio). Ora era troppo portare a Pavia i filamenti? Era troppo permettermi di andare a prenderli portando dei campioni di riferimento? Io credo proprio di no, intanto io ho dimostrato che quei filamenti sono proteici, lui non ha ancora fatto un'analisi scientificamente riconosciuta. Forse gli sarebbe convenuto accettare la mia offerta (che comunque è ancora valida).
Bene chiusa questa parentesi procedo spiegando il protocollo:
Esiste un saggio simile a quello di Loewe chiamato test del biureto. In entrambi i test la sospetta proteina va sciolta in una soluzione basica per soda caustica e deve essere aggiunto del solfato di rame per complessare i residui proteici ottenendo il tipico colore viola. La differenza sta nel fatto che nel test del biureto viene aggiunto il sale di Seignette il che permette di mantenere la soluzione più limpida e aumenta la sensibilità del metodo.
Prevedo quindi di seguire la seguente strategia:
1- Dissoluzione completa del filamento nella soluzione di soda caustica più sale (cosa che potrebbe richiedere ore)
2- Aggiunta del solfato di rame in soluzione molto diluita (1%) in modo che il colore rimanga tenue e la soluzione limpida.
Siccome il colore di una soluzione di solfato di rame è il blu, se la soluzione rimane di tale colore allora possiamo escludere con certezza la presenza di proteine, se invece tale soluzione diventa viola allora il filamento disciolto era una seta di origine proteica (tela di ragno).
Prevedo di eseguire un confronto con una soluzione identica preparata dissolvendo della colla di coniglio (sostanzialmente una sostanza proteica chiamata collagene).
Quest'ultima soluzione deve diventare viola se la procedura è stata eseguita correttamente. Rimane il problema di determinare ad occhio la differenza di colore tra le due soluzioni, quindi verrà eseguita una spettroscopia d'assorbimento UV-Vis (in particolare nel visibile) confrontando il colore delle due soluzioni tra loro e di una soluzione senza alcun campione disciolto (che deve risultare blu). La spettroscopia Uv-Vis elimina ogni possibile "suggestione" o critica nella determinazione del colore.
Ho già eseguito qualche test preliminare di cui ho ampia documentazione fotografica. Per ora vi dico solo che anche se la procedura non è perfettamente approntata i risultati ottenuti danno già una risposta abbastanza chiara.
Faccio presente che le analisi che riporterò in un prossimo post sono state eseguite solo sui campioni del 2008, infatti ho valutato che è necessario almeno 1mg di filamento per ogni analisi e siccome il test è distruttivo i campioni precedenti (sui quali era già stato eseguito il test di Loewe) non sono sufficienti per essere sottoposti a tale nuova procedura. Invito chiunque abbia critiche o suggerimenti a commentare in modo tale che possa migliorare ulteriormente la procedura di analisi.

6 commenti:

Kash ha detto...

Beh, direi che piu' chiaro di cosi' :D... complimenti per la chiarezza dell'esposizione !
Secondo il comandante ti saresti il mio collega di blog (o meglio, Icarus sarebbe un tuo account fake :D ), ma posso garantire che Icarus non sarebbe stato cosi' pacato nell'esposizione XD

Simone ha detto...

Beh io spero di essere stato chiaro. Purtroppo sono sempre indeciso tra la precisione scientifica assoluta e la praticità operativa. Spiego meglio:
il test di Loewe è molto comodo e lo può fare chiunque a casa propria con sostanze che si recuperano dal ferramenta e in farmacia, tuttavia la tela non viene sciolta nel reattivo (è molto resistente) quindi il filamento diventa viola, ma rimane sostanzialmente intatto.
Il test che mi accingo a fare è più complesso, richiede un lungo processo di dissoluzione dei filamenti, una pesa analitica con precisione al decimo di milligrammo, uno spettroscopio UV-Vis. Insomma non è una cosa che chiunque può fare a casa, ma è più significativa e di impatto a mio avviso. In ogni caso una prova in più fa sempre bene.
Ho ricevuto la mail che hai inviato a Marcianò mettendomi in copia, ma da lui non ho ricevuto alcuna risposta. Si vede che non riteneva opportuno mettermi a conoscenza delle sue considerazioni

Dario ha detto...

Ciao Simone,
seconda puntata della saga dei nidi di ragno!
Bene, bene: sono curioso di vedere come andra' a finire.

Un mezzo suggerimento al limite della follia ce l'avrei, in effetti. Ma bada che e' serio solo per meta'.

Tu usi come campione di raffronto una soluzione di reagente senza filamenti disciolti.
Che va benissimo per avere una "linea di base": ti sei costruito un sicuro negativo per raffronto.

Hai un secondo campione di una sostanza certamente proteica (il collagene). Che va benissimo per avere un sicuro positivo.

Ma ti manca un terzo campione di raffronto che contenga una quantita' nota di "nanopolimeri" accertati.
Come fai ad escludere che reagiscano esattamente (o quasi) come proteine, altrimenti? O che magari virerebbero al rosso con il solfato di rame? Od al bianco, blu e rosso alternati e lampeggianti, ma solo sotto Natale (sono ben nanopolimeri intelligenti, no)?

Ora, resterebbe un piccolo problema: dove ci si procura dei "nanopolimeri" con delle caratteristiche assimilabili a quelle richieste per la teoria delle scie chimiche?
Visto e considerato, soprattutto, che i proponenti della teoria si sono ben guardati dal dire quali siano queste fantomatiche caratteristiche. La Staninger, ad esempio, tace.
Composizione chimica? Peso molecolare medio? Lunghezza dei monofilamenti? Polarizzazione? Caratteristiche elettriche? Solubilita'? E via cosi'.

Potresti provare del toner per stampante laser (principalmente carbonio e piu' o meno a dimensioni delle particelle ci siamo, ma non e' un polimero...)

Simone ha detto...

Ciao Dario,
se tutto va bene ci sarà anche parte 3 e parte 4.^^
Visto che il tuo commento è semi-serio ti rispondo anche io in modo semi serio.
Il colore della soluzione proteica e quelle di un ipotetico "nanopolimero risublimato tiotimolinato antani" può essere percepito come uguale ad occhio, ma non ad un analisi d'assorbimento Uv-Vis. Spiego meglio:
il colore viola è dato da un complesso che si forma tra il rame e i residui proteici, quindi quel colore è indice solo di quella reazione. Chiaramente se qualcuno volesse sostenere che il filamento è composto di tanti piccoli unicorni che virano al viola come fanno le proteine dovrebbe quanto meno portarmi una dimostrazione che si tratti di un filamento di unicorni. Con la stessa logica posso cercare di dimostrarti che l'acqua che usi per la pasta è in realtà un nanopolimero che mima il comportamento dell'acqua, qualunque analisi tu ci faccia io ti risponderei "beh ma anche il nanopolimero da lo stesso risultato". Quindi le possibilità sono 2 o tutti i nanopolimeri sono stati creati apposta per comportarsi nello stesso modo delle tele di ragno oppure i nanopolimeri tanto accusati sono tele di ragno.
In ogni caso se vogliamo abbassarci al livello di qualche sciachimista allora bisognerebbe assumere che anche la soluzione di riferimento (quella senza filamenti o proteine) dovrebbe risultare viola visto che le irrorazioni sono quotidiane e rilasciano nanopolimeri nell'aria.

gg ha detto...

Ottimo lavoro Simone.Ci puoi anticipare come avanzeranno le prossime amalisi che farai?Riuscirai a fare qualche filmato?

Simone ha detto...

Appena pubblicato nuovo post con i risultati. Non ho fatto nessun filmato, ma ho una 40ina di foto che mostrano i vari step. Chiaramente chiunque voglia vederci chiaro su questi filamenti non necessariamente deve rifare la mia procedura (soprattutto perchè uno spettroscopio non è roba da tutti i giorni) basta rifare il test di Loewe e vedrà il filamento colorarsi di viola. Questa mia nuova analisi serve solo a dare un pò di rigore e a dimostrare:
1- Che nonostante avessi già svolto accurate indagini non mi fermo al primo risultato solo perchè sembra confermare l'ipotesi più ragionevole
2- Che sono disponibile a migliorare i protocolli e ad analizzare qualunque filamento per verificarne l'origine proteica